Teatro La Fenice

Ricostruzione e ampliamento

Nel 1996 a pochi mesi dall’incendio che distrusse la Fenice, e dopo le molte discussioni pubbliche sul come rifare il teatro a seguito delle quali era stato annunciato l’intervento di ricostruzione tramite un concorso-appalto sotto lo slogan “dov’era, com’era”, non pochi erano i dubbi che Aldo Rossi aveva al parteciparvi.
In effetti egli aveva da subito ricevuto varie offerte per la redazione del progetto di concorso da diversi consorzi di imprese in virtù sia della sua ampia esperienza sul tema teatrale sia per la sua conoscenza del contesto avendo lavorato ed essendo insegnante a Venezia; tuttavia Rossi aveva sviluppato una certa reticenza nell’affrontare questo caso specifico proprio per i pochi margini d’intervento architettonico che erano stati annunciati e non ultimo per il doversi misurare con quella supposta “mentalità conservatrice” tipicamente veneziana.
Contrariamente a ciò, studiando approfonditamente il bando, il materiale d’analisi ed i rilievi del dopo incendio avvalorati dai riferimenti tipologici e storici del teatro, emerse la convinzione che nonostante i criteri conservativi imposti era sì possibile ricostruire il teatro “dov’era” ma sicuramente non sarebbe più stato “com’era” a partire da quella irriproducibile patina del tempo svanita con l’incendio.
La complessità di un edificio che si configura con la trama della città non solo metaforicamente e la sfida di ritrovare un ambito di progettualità possibile legata alle capacità interpretative che comunque l’architetto deve avere, in quell’ambito personale e riservato di rapporto con l’architettura tramite il confronto con il modello, la copia e la trasformazione nel tentativo di dare un senso all’atto costruttivo, aveva infine contagiato definitivamente Rossi ed anche noi tutti.
Il bando di concorso che, come sempre avviene nei bandi conteneva alcuni aspetti di sottintesa ambiguità, chiariva in modo specifico le cinque parti costitutive del progetto individuando per ognuna vincoli e libertà. Queste parti e criteri d’intervento uniti alla complessità di coordinare fattori tecnici, architettonici e di restauro sono la miglior lettura del progetto proposto e che rispecchiano altrettanti temi d’architettura.

Sale Apollinee
gravemente danneggiate nell’incendio, per esse era richiesto un intervento conservativo delle parti residue ed una ricostruzione filologica di quelle rimanenti. Nel progetto di restauro dei decori si è tenuto conto della loro stratificazione e modificazione in modo da permettere una lettura anche visiva della storia dell’edificio mantenendo anche quelle sopravissute all’incendio.
Nel soffittone, liberato dalla sua antica destinazione di deposito, è stata ricavata una sala espositiva aperta al pubblico e gestita dal corpo aggiunto di una nuova scala esterna di sicurezza.

Sala Teatrale
Distrutta completamente dall’incendio era legata ad una ricostruzione filologica improntata al “dov’era, com’era” (mantenimento di tutte le quote dei palchi e dei decori). La ricostruzione è stata basata su rilievi, cartoni e decori monitorati e rilevati dalla Soprintendenza e documentati da disegni originali e dai rilievi fotografici. Grazie alle opere di consolidamento delle fondazioni nel sottoplatea sono state ricavate altre sale prova per gli strumentisti che, uniformandosi tipologicamente ai muri della cavea, consentono agli stessi di accedere al Golfo Mistico senza interferire con la sala.

Torre scenica
Anch’essa devastata dall’incendio e vincolata nell’architettura, nel progetto si è pensato soprattutto al consolidamento delle fondazioni in virtù del posizionamento della macchina scenica. Quest’ultima completamente rinnovata nell’ottica del miglioramento delle caratteristiche tecnologiche del teatro collabora con le strutture murarie ed è stata progettata contestualmente all’Ala Nord per permettere il massimo utilizzo del palcoscenico e dei vani attigui idonei al ricovero delle scene.

Ala Nord
E’ il corrispondente nucleo edilizio addossato al teatro vero e proprio, anch’esso molto danneggiato nell’incendio ma in cui erano lasciate maggiori libertà di progettazione. Fino dai tempi del Selva e poi nelle successive modificazioni e ampliamenti del teatro dovuti al Meduna, al Cadorin ed infine al Miozzi, questa parte di edificio ha da sempre interagito con la zona del palcoscenico che ha progressivamente occupato l’antico sedime della corte Lavezzera. Nel progetto si sono completamente ridisegnati i servizi teatrali (spogliatoi, camerini, sale prova) razionalizzando ed adeguando alle norme vigenti scale di sicurezza ed i sistemi di risalita in generale.

Ala Sud
Anch’essa danneggiata nell’incendio ed avente le medesime caratteristiche costitutive e di bando dell’ala nord, questa porzione del complesso teatrale contiene, oltre agli uffici gestionali del Teatro riposizionati ed organizzati, il segno più forte nella ricostruzione: La Sala Nuova ora chiamata Sala Rossi. Questa sala, richiesta dal bando per le prove del coro e dell’orchestra, è stata pensata da Rossi in modo da essere allo stesso livello della sala teatrale quindi con la possibilità di collegare facilmente gli strumentisti al Golfo Mistico ed ai servizi del palcoscenico posti sottoplatea. Nel contempo la Sala Nuova può essere usata autonomamente con accesso dalla calle prospiciente il Rio de la Fenice.
La Sala Nuova è l’elemento su cui Rossi ha improntato l’evoluzione del Teatro, trovando con essa quel grado di progettualità possibile anche in un intervento decisamente conservativo, chiarendo la tipologia del Teatro inteso nell’insieme di edifici che lo compongono e ricostruendolo attraverso l’immagine della città a cui esso appartiene. Nel senso di appartenenza va quindi ricercato il fine del frammento palladiano della Basilica vicentina, realizzato in legno in proporzione 1:3, che caratterizza questa sala “… perché riproduce quell’interno del mondo veneto, quasi il tentativo di ricomporre nell’edificio un mondo veneziano tra storia ed invenzione.”
Questo è anche il motivo perché la copia del modello va al di là dell’atto formale e del rilievo, essa viene caricata di nuovo significato senza ambiguità, crediamo infine che questa sia la chiave di lettura più concreta del progetto di ricostruzione della Fenice.

, Venezia, Italia

Pubblico
1999 - 2004

Cliente
Comune di Venezia; Impresa Sacaim Venezia

In collaborazione con

Ing. Edoardo Guenzani


Disegni tecnici