Viabilità Expo Milano 2015
Milan, Italy, 2011

Il sistema viabilistico di progetto pur essendo costituito da parti in galleria, parti in terrapieno e parti in viadotto è stato concepito come un gesto architettonico unitario continuo e sinuoso che si misura paesaggisticamente e costruttivamente oltre che con le specificità dell’immediato contesto con le forme del territorio lombardo. Esso si ispira esplicitamente alla morfologia tortuosa delle sue vie d’acqua, allo skyline delle montagne che cingono la regione ed anche più astrattamente al leggendario emblema del capoluogo lombardo.

Ne deriva così una forma dinamica, quasi animale, che nasce dalla terra, lambisce le acque che delimitano l’Expo, scavalca ritmicamente i grandi assi di traffico con la capacità di generare, limitando i suoi punti di appoggio a terra, relazioni positive tra le parti e che si propone come primo obiettivo di ricucire o per lo meno dare ordine ad un paesaggio urbano difficile ma nel contempo ricco di diversità e potenzialità.

La proposta qualificante di questo progetto è la realizzazione di un manufatto moderno ed evocativo del dinamismo di questa città-regione protesa da sempre, anche oltre l’Expo, al palcoscenico internazionale. Le forme dell’infrastruttura proposta perciò oltre a costituire architettonicamente la nuova porta Nord Ovest di Milano propongono una visione territoriale che del rapporto paesaggistico fa il suo plus valore.

   

Caratteri dell’intervento.

 

Il progetto che proponiamo, oltre a rispondere specificamente alle richieste del bando risolvendo le criticità nei vari punti del tracciato sia nell’immediato che nel medio e lungo periodo, è stato immaginato e concepito come un nastro che si libera nello spazio e descrive un movimento libero sorretto da una struttura sinuosa come le spire di un serpente che determina la forma del suo volume trasparente.

Leggerezza e dinamicità sono i caratteri che contraddistinguono la tettonica degli elementi del manufatto proponendo forme morbide in grado di dialogare con i volumi del fronte est dell’Expo quasi a definire una sovrapposizione scenografica che coinvolge in fondocampo anche l’eccezionale panorama prealpino.

La scelta qualitativa di operare tramite un atto strutturale unico, oltre a rispondere alle aspettative espresse nel bando, permette di coniugare la dovuta razionalità costruttiva alla forte carica evocativa formale necessaria al nuovo manufatto per misurarsi con la particolarità e futura eccellenza del contesto immaginato che si concentra sui poli espositivi ma anche sul futuro distretto terziario di via Stephenson .

Atto costitutivo fondamentale, nell’ottica di sfuggire ad monumentalismo retorico, è quello di concepire la struttura come forma paesaggistica integrata e non disgiunta dalle opere di mitigazione ambientale previste ed interpretate con i valori espressi dai temi dell’Expo.

In ragione di ciò è stata formulata anche una proposta generale di sistemazione della zona interessata dal parcheggio est, che contempla anche opere non inserite nel presente appalto, ma che consente di ottimizzare gli assetti viari finali e le rotatorie previste nelle fasi durante e post Expo risolvendo le interferenze determinate dalle opere di canalizzazione (nuovo alveo torrente Guisa) e di laminazione (invaso per le piene) in modo coerente al sistema di mitigazione proposto.

L’asse di sviluppo del viadotto è stato ricollocato ottimizzando il tracciato in virtù degli scavalchi infrastrutturali ed in particolare per realizzare il sottopasso di via Stephenson migliorando il rapporto di distacco dagli edifici esistenti e proponendo una soluzione costruttiva che sovrappone il ponte al sottopasso consentendo la massima continuità fondiaria.

Per quanto riguarda le rampe di risalita e discesa , pensate utilizzando terrapieni contenuti da muri continui, è stato sostanzialmente rispettato il tracciato del progetto guida così come per le opere in galleria che però sono state migliorate esteticamente e lavorate agli imbocchi mediante le opere di mitigazione; sono stati inoltre ridefiniti gli svincoli previsti in loro corrispondenza ottimizzando gli innesti, le pendenze  e le possibili interferenze normative.  

 

Viadotto fronte Expo.

 

Come già spiegato nella descrizione generale il ponte è pensato come un atto costruttivo unico con una valenza decisamente territoriale, tuttavia la parte di viadotto riferita al sedime Expo ne assume di conseguenza il valore eccezionale e viene proposto quasi trascendendo in un allestimento permanente di land-art.

Tralasciando gli scavalchi delle autostrade, le tre campate centrali del tratto stradale corrispondenti al fronte est dell’area espositiva sono direttamente in rapporto con le sue infrastrutture d’acqua, con l’ambito dedicato alle biodiversità (Serre e Collina) e naturalmente con le strutture legate all’ingresso nord-est.

E’ per questa ragione che nella composizione generale della sequenza degli archi è stato scelto di realizzare quello più alto e con forma simmetrica in diretto rapporto con la Collina e l’ingresso nord-est di Expo creando così una tensione architettonica positiva con gli elementi emergenti dell’Expo. In tal senso sono anche giustificate le forme morbide del ponte e la struttura tubolare dello stesso che non mimano quelle previste dal masterplan ma sono tese a riprodurre uno scenario di sovrapposizioni nel contempo trasparente oltre che visivamente e fisicamente attraversabile.

Il grande impalcato stradale dalla struttura sagomata a carena, con l’orditura primaria in vista e portata da tiranti in acciaio, nonostante le dimensioni risulta sospeso con leggerezza, libero e di grande decoro. Un decoro accentuato dal sistema di illuminazione indiretta degli elementi portanti che per contrasto è teso a valorizzarne la linearità del ponte e la rada trama dei tiranti ottimizzati nella loro necessità costruttiva.

Il manufatto lambisce le acque del canale navigabile perimetrale che limita l’area ed i suoi punti di appoggio a terra riferiti espressamente al fronte Expo sono ridotti a soli 4; questi elementi alla base hanno un effetto quasi scultoreo in cui la deformazione al piede della sezione tubolare mette in evidenza lo sforzo strutturale dell’arco.

Oltre al libero utilizzo dell’area, lungo tutta la proiezione dell’impalcato sono ampiamente consentite le possibilità di attraversamento a raso ed anche di adattamento futuro del sistema di ingressi sia a medio che lungo termine; dal punto di vista architettonico grazie al grande decoro dato all’opera l’impalcato viario assume così la forma di una gigantesca pensilina in ogni modo fruibile.

Partendo dall’idea costruttiva del ponte come forma paesaggistica integrata alle opere previste di mitigazione ambientale è stata formulata, con particolare riferimento al fronte Expo, anche una proposta generale di sistemazione della zona interessata dal parcheggio est. Tale proposta, che contempla anche opere non inserite nel presente appalto, conserva le indicazioni generali del masterplan in particolare rispettando l’individuazione dell’ingresso e delle biglietterie ma consente di ottimizzare gli assetti viari finali e le rotatorie previste nelle fasi durante e post Expo risolvendo le interferenze determinate dalle opere di canalizzazione (nuovo alveo torrente Guisa) e di laminazione (invaso per le piene) formando, coerentemente al sistema di mitigazione paesaggistica proposto,  quasi un parco urbano.